Il Carnevale Romano

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Eccoci giunti al mese di febbraio, a cavallo tra le festività di Natale e la Pasqua, tra inverno e primavera.

Questo mese è anche sinonimo spesso, in base all’inizio della Quaresima ovvero in base a quando cade il mercoledì delle Ceneri, di Carnevale che quest’anno inizia secondo il calendario cattolico domenica 12, quando ha inizio il Tempo di Settuagesima o Tempo di Carnevale.

Secondo le regole della Chiesa Cattolica è il periodo di preparazione alla Quaresima, e ha termine con il Martedì Grasso, 28 febbraio, per il cosiddetto Rito Romano.

Mentre a Milano, dove si segue il Rito Ambrosiano, Carnevale termina quattro giorni dopo. I giorni clou della festa sono Giovedì Grasso, il 23 e appunto Martedì, il 28.

Le manifestazioni per il Carnevale di fatto hanno avuto inizio domenica 5.

Venezia, Viareggio, Cento, Fano, Putignano, sono certamente le località che ospitano le più rinomate sfilate di carri di carnevale.

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Carnevale di Tivoli

Anche il Lazio si difende bene in merito a tradizioni carnascialesche, con Frascati, Tivoli, Velletri, Pontecorvo, per restare nei pressi di Roma, Civita Castellana e Ronciglione, nella Tuscia, Frosinone per quanto riguarda la zona Sud della Regione.

E questo solo per citarne alcuni tra i più popolari di questa parte di Italia.

E nella Capitale?

Forse non tutti sanno che c’è stato un tempo in cui i festeggiamenti erano molto sentiti e partecipati, e dove gli eventi erano certamente di grande effetto, e coinvolgevano tutti i ceti.

Prima di andare a vedere quali sono gli appuntamenti per quest’anno, facciamo un breve salto nel passato.

Carnevale era già in voga nel Medioevo, dove i festeggiamenti duravano non oltre due giorni, giovedì grasso e domenica. Papa Martino V aggiunse un ulteriore giorno, per la caccia dei tori a Testaccio e in Agone, cui la nobiltà romana prendeva parte con cortei sfarzosi e carri allegorici.

Paolo II Barbo, nel XV Secolo, festaiolo e gaudente, prolungò ulteriormente la durata dei festeggiamenti del Carnevale a nove giorni.

Da Testaccio spostò alla via Alata, ribattezzata via del Corso, le corse, stabilendo a Piazza San Marco l’arrivo, dove si era fatto erigere un palazzo. Il lunedì gareggiavano gli ebrei, con partenza dall’arco di Portogallo. I ragazzi correvano il martedì, con partenza da San Marcello. Agli uomini toccava invece il mercoledì, dall’Arco di Portogallo, lungo via del Corso che oggi non esiste più.

Il palio degli asini si svolgeva sabato e quello dei bufali il martedì.


Rilevatore per trovare le lenti delle telecamere spia anche spente

Si svolgevano anche tornei di cavalieri, di cui una variante era il gioco dell’anello, il cui scopo consisteva nell’infilare con la lancia un anello e così un recipiente pieno di acqua si rovesciava sul cavaliere.

Al Monte Testaccio, all’epoca al confine sud-ovest e poco abitato, si svolgeva la ruzzola de li porci, abolita da Clemente I nel 1667. Successivamente diverse fonti parlano di cambiamenti apportati al calendario delle corse. Infatti si parla della partecipazione di persone con zoppi, nani, deformi.

Nel giardino di Palazzo San Marco, il giovedì grasso, il pontefice offriva un banchetto al Senatore e alla nomenclatura e nobiltà romana.

Sempre a lui si deve l’avvio dei festeggiamenti carnascialeschi con un magnifico corteo di maschere, avente a tema gli Eroi greci dell’Olimpo, in linea con la tendenza culturale dell’epoca, cui si aggiungevano fauni e amorini, ninfe, nonché un omaggio alla grandezza di Roma e del papa re.

Ed era quest’ultimo che ogni anno, con un editto, autorizzava il programma dei festeggiamenti presentato dalla magistratura romana.

Negli anni santi niente Carnevale, così come nel 1829 quando morì Leone XIII.

Dobbiamo tener presente un altro motivo di soppressione dei festeggiamenti era dettato da motivi di ordine pubblico. Il girare mascherati permetteva facile circolazione di sovversivi ecco che quando venivano prese decisioni impopolari, diversi papi decidevano di non far svolgere i festeggiamenti, inventando scuse. A travestirsi erano in molti.Le maschere erano di cera o di cartapesta. Di notte per motivi di sicurezza era proibito girare mascherati.

Anche gli appartenenti agli ordini religiosi potevano festeggiare, solo all’interno del proprio convento. Le monache di clausura potevano travestirsi con gli abiti dei propri confessori.

I festeggiamenti si chiudevano il Martedì Grasso con la Corsa dei Moccolotti.

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Corsa dei Barberi

Si correva portando candele o lumini tentando di spegnere la fiamma dell’altro. Abolita la corsa degli storpi, l’evento principale del Carnevale diviene la Corsa dei Barberi, ovvero cavalli berberi, imponenti e nerboruti. Si svolgeva ogni giorno, poco prima del tramonto. I cavalli venivano lanciati senza fantino da Piazza del Popolo, dove venivano montate delle tribune, e correvano fino a Piazza Venezia. Qui veniva steso un telone per frenare la corsa. Era compito dei barbareschi, mozzi di scuderia, tentare di riprendere i cavalli gettandosi tra di loro. Il premio consisteva in un drappo di stoffa preziosa e ricamata, la cui spesa era sostenuta dagli ebrei, e veniva consegnato al proprietario dell’equino. Dai balconi e ai lati di via del Corso la folla seguiva l’evento, non senza problemi di sicurezza vista la ristrettezza della strada.

Per questo motivo papa Alessandro II nel 1665 fece demolire l’arco del Portogallo. Re Vittorio Emanuele II pose fine alla corsa a seguito del decesso di un ragazzo che perse la vita nell’attraversare incautamente, nel 1874.

Con la fine della Corsa dei Barberi finì anche il Carnevale Romano. Per tutto il XX secolo non si registrano eventi carnascialeschi a livello cittadino mentre si sono moltiplicate le iniziative nei singoli quartieri, alcuni divenuti ormai tradizionali.

Gli ingredienti sono un tema cui attenersi per le maschere, una sfilata in costume per le vie del quartiere, dei carri artigianali e una festa finale, magari con l’augurale rogo della pupazza o del pupazzo.

Qualcuno di noi sarà certo coinvolto nell’organizzazione e nella preparazione, magari addirittura nella costruzione di un carro. Se è così e ci segnalate il “vostro carnevale” e ce lo raccontate, non indugeremo nel darne notizia.

Otto anni or sono è rinato il Carnevale Romano, grazie all’iniziativa di associazioni, artisti e semplici cittadini. Per quest’anno non v’è ancora notizia. Restiamo fiduciosi.

Stiamo pur tranquilli che le occasioni per ricordare e festeggiare non mancano di certo. Oltre quelli di Roma, alcuni riportati su www.060608.it, ci sono i carnevali entrati ormai nella tradizione, appuntamenti fissi.

Uno di questi è il Carnevale Tiburtino, sette sfilate a partire dal 12 con chiusura Martedì Grasso, animeranno i festeggiamenti della città di Tivoli, organizzati da Idee Creative con il Comune di Tivoli e l’Assessorato alla Cultura. Carri, cortei storici e sfilate in maschera. Grande festa finale la domenica, al centro di Tivoli, con concerto e dj set.

Il Carnevale Tiburtino ha origine alla fine del ‘500, vale a dire da quando il Cardinale Ippolito D’Este  stabilisce definitivamente la residenza a Tivoli, all’epoca una piccola cittadina abitata dal clero e da contadini, dove l’antico ceto nobile si era impoverito e dove la vita era semplice. Il Cardinale invitò a Tivoli personaggi nobili del tempo per i festeggiamenti del Carnevale, con sfilate di carri allegorici.

Subito dopo l’unificazione dell’Italia i tiburtini presero l’abitudine di festeggiare, oltre che con balli già in uso nelle famiglie nobili, con carri allegorici che montavano figure di carta pesta. Erano fatti talmente bene che richiamavo molte persone durante le sfilate. Le popolane si sfidavano in gare di tamburellate, tanto che proprio il tamburello divenne lo strumento del Carnevale Tiburtino.

Ed erano questi duelli a stornellate che aprivano il 17 gennaio le feste. In precedenza teatro del carnevale era vicino alla Cattedrale, in quella che oggi è piazza Domenico Tani, importante centro del commercio tiburtino, dove veniva bruciato il Carnevale, un pupazzo di carta pesta. Il giorno dopo si espiavano i peccati carnevaleschi con la cerimonia delle ceneri.

Nell’attuale Piazza del Plebiscito, allora Piazza della Regina, il falò si sposta dopo il 1870. Con la guerra il Carnevale si ferma, per riprendere dopo il 1933 con l’avvento al potere del fascismo che tutto controllava e gestiva. La storia ci ha riportato quanto questo regime tendesse alla retorica della grandezza e non fu di meno per il carnevale, compreso il nostro.   

Associazione Culturale Il Segreto di Aladino

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